I volontari CRI Torino raccontano l’uso di Tricy: formazione, autonomia e visibilità. Scopri come le cargo e-bike possono migliorare l’assistenza in città.
Come si sono trovati i volontari alla guida di Tricy?
Noi siamo più o meno 50 volontari che fanno parte della squadra CRI in bici e facciamo i turni. Con Tricy abbiamo fatto circa 4 uscite quest’estate e quindi l’hanno utilizzata più o meno 10 volontari.
Tutti quanti hanno subito uno switch perché a primo impatto quando vedi Tricy pensi sia ingombrante e pesante da guidare per via del cassoncino. Ma quest’idea viene subito smentita quando la provi, perché già dopo 10 metri ti accorgi che è agile come una bicicletta.
Quindi le loro aspettative sono state superate e sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla maneggevolezza di Tricy. Sembra un mezzo poco agevole e invece appena la usi e fai una curva ti accorgi che è come una bici.
C’è stato bisogno di formazione o è risultata intuitiva da usare?
Tutti i volontari che partecipano a CRI in bicicletta fanno prima un addestramento al mezzo, anche se si tratta di biciclette normali, perché dobbiamo essere tranquilli che tutti gli operatori abbiano la stessa agilità e conoscenza del mezzo.
Questo momento di formazione c’è stato anche con Tricy e tutti dopo che sono scesi hanno esclamato “Caspita, è come andare in bicicletta!”. Ed è così, ma con il vantaggio di avere maggiore stabilità, sicurezza e possibilità di trasporto.
Come vi siete trovati con la pedalata assistita e la batteria?
Ci siamo sempre sentiti sicuri durante tutti gli interventi. La batteria è ottima e Tricy è adatta alla città, quindi ti muovi bene e agilmente.
Ci sono aspetti che, secondo voi, potrebbero essere migliorati per un uso in ambito di emergenza o assistenza?
No, non credo ci siano aspetti da migliorare.
Si potrebbe pensare al trasporto delle persone, ma questo è un argomento che merita molte riflessioni. Tendenzialmente, se una persona ha bisogno del trasporto, io non la sposto ma aspetto l’ambulanza. Ad esempio, nel nostro zaino abbiamo il telo per il trasporto. Quindi se dovessi avere la necessità di portare una persona da un posto dove l’ambulanza non arriva a un punto in cui può raggiungerci, forse la sposterei con il telo. Temo che il trasporto di persone abbia più un’applicazione civile che non di emergenza.
Che tipo di reazioni avete ricevuto dalle persone quando vi hanno visti in azione con Tricy?
Uno degli obiettivi di CRI in bicicletta è proprio quello di dare visibilità alla Croce Rossa nei confronti della cittadinanza, perché è importante dimostrare che in più posti possibili ci siamo e siamo pronti a intervenire se necessario.
E da questo punto di vista, Tricy colpisce sempre.
Normalmente nella squadra si è in tre con la casacca rossa, poi Tricy ha la bandierina e il cargo personalizzato con il logo: dà molta visibilità e piace sempre.
I bambini sono quelli che restano più colpiti nel vedere operatori di Croce Rossa in luoghi e con mezzi che normalmente non ci si aspetta.
Sei mesi fa sono stato a Londra e lì ci sono delle biciclette ambulanza con tanto di sirena e strumentazione, usate da medico o infermiere che interviene. Quando chiami un’ambulanza, a seconda di dove ti trovi, ti mandano quella ed è un’operatività completamente diversa.
Noi per il momento non abbiamo l’intenzione di fare una bicicletta-ambulanza, ma di presidiare luoghi difficili da raggiungere in ambulanza.
Questo progetto è presente anche in altre sedi o realtà della Croce Rossa?
Il progetto CRI in bicicletta non è specifico del comitato di Torino: è presente anche in altri comitati e ognuno lo gestisce un po’ come riesce.
La scelta di sviluppare CRI in bicicletta in un comitato deve mettere insieme l’idea, la disponibilità di volontari, la presenza di mezzi che siano Tricy o altre biciclette con pedalata assistita. Devono esserci tutti questi elementi e incontrarsi con la richiesta della cittadinanza.
Quindi teoricamente qualsiasi comitato può farlo: qualcuno lo fa e altri no.
Le biciclette e gli altri mezzi vengono forniti da qualcuno a titolo gratuito? Come funziona?
A Torino abbiamo iniziato perché il comitato nazionale o regionale ci ha regalato due biciclette con pedalata assistita, quindi da lì è nata l’idea.
Tendenzialmente la Croce Rossa per creare nuovi servizi deve cercare di reperire fondi e quindi, nel caso di questo progetto, trovare i mezzi gratuitamente.
Personalmente mi occupo di trovare sovvenzioni. Ad esempio, abbiamo un’azienda che fornisce la manutenzione a tutti i nostri mezzi, sia preventiva che operativa. Alcune aziende ci donano dei soldi per il progetto CRI in bici che poi utilizziamo per le borse, i caschi, ecc. Poi c’è Proteco che ci ha prestato Tricy ed è stato un grande aiuto, perché comprare un mezzo come questa cargo e-bike non è così semplice per noi.
Quanto conta per voi l’aspetto della sostenibilità nei progetti CRI?
La sostenibilità è importante: facciamo una formazione nazionale e c’è un progetto su questa tematica a livello nazionale che si declina poi in tutti i comitati.
In CRI è uno degli argomenti primari. A livello interno è integrata nella nostra Politica Ambientale, che mira a monitorare e ridurre il nostro impatto ambientale, concentrandosi su riduzione, riutilizzo e riciclo. C’è anche il Progetto REC (Risparmio Energia CRI) volto a diminuire i consumi energetici e le emissioni nelle proprie sedi, oltre a un’attenzione alla sostenibilità dei nostri fornitori.
A livello esterno si traduce con la campagna “Effetto Terra” che cerca di coinvolgere cittadini, istituzioni e imprese nella lotta ai cambiamenti climatici.
Pensate che le cargo e-bike possano essere uno strumento utile anche in altri contesti di assistenza?
Sicuramente possono essere di grande aiuto in caso di grosse manifestazioni dove l’organizzatore è obbligato a pensare anche al fattore sanitario. Se coinvolge la CRI, come nel caso del Salone del Gusto, Salone del Libro o Salone dell’Auto, qui esiste spazio per Tricy. Deve trattarsi di una manifestazione che si svolge in un luogo molto grande dove abbia senso muoversi in bici e quindi mettere in campo una squadra composta da soccorso avanzato, ambulanza, operatori a piedi e in bici.
Se doveste descrivere Tricy in tre parole, quali sarebbero?
Sicura. Affidabile. E comoda.
Che messaggio vorreste lasciare per rendere le città più accessibili e sostenibili?
Come Giorgio, tanti. Come CRI, non lo so. Personalmente direi: arrabbiamoci meno e troviamo delle soluzioni per sottrarci alla frenesia.